E poi dopo tanti preparativi e qualche polemica inizia Inycon 2012, che fluida dopo tre giorni finisce con l’ultimo fuoco d’artificio in Piazza Vittorio Emanuele III.
Giustamente, tutti hanno la loro opinione sulla manifestazione e ogni contesto è buono per esprimere il proprio parere. Tenterò anche io di esporre il mio pensiero su Inycon 2012.
Quest’anno si è ripetuta la formula di Feedback come da contratto e la manifestazione è partita venerdì 22 con un’interessante convegno organizzato dai ragazzi del Rotaract Menfi Belice Carboj che aveva come tema “La sponsorizzazione del prodotto vino in Italia e all’estero e sulla DOC Sicilia”. Un ottimo inizio per la 17ª manifestazione di Inycon 2012 che poi si è snodata in un programma alla vecchia maniera tra degustazioni, tickets, cantanti, wine tasting, comici e prodotti tipici.
Certo ognuno ha la propria idea di manifestazione sul vino, io ho la mia e vi dico cosa, a mio avviso, andava bene e cosa non andava.
L’organizzazione quest’anno ha tentato di delocalizzare gli eventi ed infatti sono ritornati prepotentemente nei cortili oltre al vino anche il cibo. Scelta d’apprezzare ma resta sempre il fatto che in ogni cortile, suddiviso per cantina, manca la presenza dell’imprenditore che conosce la storia del suo vino che non può esser raccontata e soprattutto appresa. La gentilezza e l’avvenenza delle hostes non potranno mai ricoprire la lacuna, il vuoto indelebile lasciato dall’assenza dei produttori. Io degusto perché sono curioso, voglio conoscere territorio e tradizioni e non altro.
Sempre dal punto di vista delle strutture, in Piazza Vittorio Emanuele III, punto cruciale della manifestazione, vi era il grande palco dove Fede e Tinto hanno condotto in maniera egregia i 6 eventi più sensati di Inycon 2012, mi riferisco ai 3 incontri “SIGNORE RICETTE: LA BRIGATA DI CUCINA MANDRAROSSA” (ogni giorno della manifestazione alle19.00) e i 3 wine tasting (ogni giorno della manifestazione alle 21.00). Ottimi eventi non a pagamento.
Sempre in Piazza vi era il WINE & FOOD EXPERIENCE, strutture più piccole rispetto l’anno scorso dove si degustavano ottimi formaggi e ottimi vini, ma più che WINE & FOOD EXPERIENCE si doveva chiamar WINE & FOOD EXPENSIVE. Tickets d’oro soprattutto per i vini! Così infatti diceva il programma: “Il prezzo del biglietto wine è di € 5 ed è composto da due tagliandi. Il primo dà diritto a 1 calice e 1 tracolla, il secondo, invece, dà diritto ad 1 degustazione di vino a scelta tra la selezione proposta e consultabile presso il wine bar. Qualora abbiate già acquistato un biglietto e siate già in possesso del calice e della tracolla il relativo tagliando darà diritto a 1 degustazione di vino”. Equo, invece, il prezzo del biglietto food.
Interessante, anzi ottime le iniziative artistiche come il laboratorio artistico a cura dell’associazione culturale Odissea presso la Villa Comunale, la Mostra Permanente delle Collezioni Civiche d’arte presso Palazzo Pignatelli e l’esposizione di dipinti artistici su legno, vetro e presso la Chiesa di San Giovanni in Via della Vittoria. E poi di spessore il saggio di teatro danza degli allievi di Aurelia Lalicata al Teatro del mare. Ottime gocce d’arte..
Imperdibili sono state le degustazioni (a pagamento, costo 10 euro) presso l’ENOTECA DELLA STRADA DEL VINO TERRE SICANE, vero momento d’incontro tra gli appassionati e il vino. Un esperienza da fare, ottime le degustazioni guidate. Come imperdibile è stato il MINICORSO DI DEGUSTAZIONE DI OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA a cura della società La Goccia d’Oro in collaborazione con l’Unità Operativa Specializzata in Olivicoltura di Sciacca.
Ottima l’dea EXPO VILLAGE, ma non entro nel merito dei costi degli stand per ogni singolo produttore. Come sorprendente è stata l’idea dell’ECOTOUR per scoprire il territorio con mezzi eco-compatibili.
Per quanto riguarda gli spettacoli, ottime le performance del comico Cacioppo, di Max Gazzè (la piazza però non era pienissima come per i Tinturia) e imperdibile è stata la Sicily Ska… A parere di molti, stupendi sono stati i giochi pirotecnici che hanno chiuso la manifestazione.
Dopo questa lista, dove ogni singolo evento si può posizionare in un scala qualitativa ad un livello medio alto, poniamoci una domanda: ma Inycon è una festa o una manifestazione sul vino, per il vino, per i produttori di vino, per gli appassionati di vino, per i consumatori di vino?
Io me lo chiedo sempre e questa mia domanda ogni anno me la pongo con più forza perché, a mio avviso, Inycon è stata snaturata!
Per me Inycon dovrebbe essere una manifestazione dove i convegni su tematiche del mondo vino dovrebbero essere presenti a decine nel programma, dovrebbe essere una manifestazione dove cantanti e comici non dovrebbero esserci, o comunque non dovrebbero essere quasi avulse dal contesto.
La mia Inycon l’immagino aperta agli appassionati e ai professionisti del vino, la vedo come un’esperienza nuova per chi non è ancora appassionato a questo mondo o a chi si sta innamorando al nostro territorio.
La mia Inycon la vedo con più prodotti tipici, con più storia, con più eventi culturali, con più contatto con i produttori. La mia Inycon dovrebbe non esser criticata per i tickets per le degustazioni del vino così care. La mia Inycon dovrebbe far parlare per 3 giorni solamente di vino, di territorio, di Menfi e di prodotti tipici in ogni sfumatura dell’evento.
Ogni cosa, ogni evento (come per le prime edizioni della manifestazione) dovrebbero esser legati ed esser accessori per metter in risalto il nostro prodotto principe: il vino! Non serve dare una pluralità di eventi slegati, si rischia di avere una festa e non una manifestazione con uno scopo particolare. Inycon non deve servire per divertire il menfitano o dare la possibilità ai commercianti menfitani di avere dei guadagni in tre giorni grazie i visitatori dei paesi vicini che si siedono al bar e prendono una bottiglia di vino e risparmiano anziché andar a degustare. Inycon non può entrar nelle feste tra Sant’Antonio e San Giuseppe!
Inycon deve essere Slow Food, Inycon deve essere il presidio dei presidi, Inycon deve avere un’organizzazione pianificata molti ma molti mesi prima, Inycon deve esser una sfilata di moda dove in inverno si presenta già la collezione estiva, Inycon deve esser Menfi e tutto il suo territorio.
Inycon deve osare, Inycon deve andare oltre i confini delle Terre Sicane e schiacciare l’occhiolino a tutti gli appassionati.
Certo, non voglio cader nel qualunquismo ed esporre tante idee che magari per motivi economici non si possono realizzare, ma siamo convinti che la strada di Feedback (che fa egregiamente il suo lavoro) dei concerti, dei pochi convegni, della presenza di Gambero Rosso e dell’assenza di Slow Food e della mancanza di contatto con il produttore sia la strada migliore? Sia la strada giusta? Sembra quasi che la strada intrapresa sia l’unica strada che si poteva imboccare… ma ne siete convinti? State avendo dei risultati? Dall’alto della mia inesperienza non condivido!
Ci sono tante strade differenti da poter percorrere e ognuna delle quali dovrebbe aver come comun denominatore: il territorio (per spiegare chi siamo) il vino e i nostri prodotti tipici (per far capire cosa produciamo). In poche parole dobbiamo fare percepire la nostra cultura di territorio per evidenziare il nostro prodotto.
Quindi 100000 volte meglio la Sicily Ska che Max Gazzè. Spero che questo paragone venga capito. Meglio una manifestazione che una festa!
Molti non la penseranno come me, ma permettetemi di dirlo… questa è la mia Inycon.
Alfonso Fiumarella

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