Indignazione, ci siamo messi in gioco, non ci fidiamo più dei politici,vogliamo un voto di opinione, non siamo moderati, non vogliamo far parte del loro gioco, chi ci rappresenta non ha competenze, la protesta é importante se poi serve per fare proposte, stiamo lavorando per Menfi, bisogna far qualcosa, il nostro lavoro ci porterà non pochi problemi, siamo giovani e a differenza dei vecchi politici non sappiamo come si ruba, offriamo le nostre competenze, faremo le primarie, studiamo gli atti del consiglio comunale di Menfi, c'é chi ci aiuta ad avere atti che non ci vogliono dare, massimo due mandati, non vogliamo esser come consiglieri che son in carica da 20 anni e non parlano, firmiamo le dimissioni in bianco, siamo semplici cittadini, basta con le promesse nel periodo della campagne elettorali, il programma lo facciamo tutti insieme, non siamo politici, spiagge pulite, Beppe Grillo non ci comanda, non vogliamo parte della torta, siamo contro il clientelismo, programma regionale, candidato regionale.....
E tante altre frasi sono state dette che rimbombano come forti slogan nell' incontro di ieri sera tenutosi a Menfi dai giovani e volenterosi grillini menfitani. Ma non solo slogan a dire il vero, anche tanta passione per Menfi e discorsi accorati che sono serviti a sbatter in faccia la realtà al pubblico presente (50 persone circa, tra cui il consigliere comunale Silvio Sbrigata). Con aria di tempesta alle spalle, dei lampi e qualche scroscio d'acqua...gli interventi di Giuseppe Corso (leader del gruppo, a mio parere), Ignazio Perricone, Silvio Costa, Mauro Buscemi, Marcella Barbera, Giuseppe Gulli ed Enzo Li Volsi hanno spiegato il come, il quando e il perché siamo ridotti nello stato in cui versiamo.
Parole che hanno toccato le corde della realtà nazionale, regionale ma soprattutto comunale. Di questo ultimo tema é stato mattatore il sarcastico Ignazio Perricone, che con il suo piglio di comunicatore (ricordiamo che Perricone era stato candidato nella lista Birritteri alle provinciali del 2003) ha spiegato la volontà del meet up 'Menfi 5 stelle' e quindi del Movimento 5 Stelle: esser vigili, capire gli ingranaggi della macchina amministrativa, scoprire le magagne ed esser propositivi. In poche parole ieri sera si è resa pubblica la 'FASE FIATO SUL COLLO'.
Importanti e chiarificatrici sono state le parole di Giuseppe Corso, che ha spiegato l'essenza del Movimento 5 stelle dove ogni individuo vale uno, dove tutte le scelte sono condivise e dove la politica non serve a fare carriera ma serve solo a fare. Spendersi per la collettività senza far inciuci. Quella del Corso è sembrata una disamina lucida, convincente, quasi da politico navigato, ma bisogna dire che è tutta farina del suo sacco ( un sacco da non politicante che illude) e delle esperienze fatte nelle passate campagne elettorali come sostenitore di qualche candidato. Solo passione e buon senso, nulla di artefatto.
Passionali sono state le parole anche di Mauro Buscemi (ex Menfi Vive) che ha spiegato l’importanza del Movimento 5 stelle e soprattutto l’importanza di far parte di un movimento per la collettività. Un discorso che ha sottolineato anche le difficoltà di costituire un movimento e buttarsi nella mischia politica. Ma della politica vera senza compromessi e giochi di potere.
I grillinni menfitani sono pronti, sono carichi, sono competenti e nello stesso tempo alle prime armi, hanno rabbia ma non vogliono protestare, vogliono capire ma allo stesso tempo farsi capire. La loro è una corsa contro il tempo e il tempio comunale.
Speriamo che la loro lotta sia per realizzare e proporre qualcosa e non per scagliarsi contro qualcuno. Loro non possono commettere imprecisioni o errori troppo grossi, loro si sono buttati nella mischia sottolineando la loro netta distinzione dalla vecchia politica menfitana. I giovani del Movimento 5 Stelle hanno coraggio e determinazione, ma alla fine ciò che conta sono i voti, le idee, in questa politica ingessata dai debiti, sono degli optional.
Buona fortuna ragazzi.....siate convinti ma non ergetivi a fonte della verità rivelata, la presunzione gioca brutti scherzi.







